%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%>

![]() |
|---|
Casa Cavassa, oggi Museo civico della Città di Saluzzo, è uno degli edifici-simbolo del rinascimento saluzzese: fu la residenza di Galeazzo Cavassa e del figlio Francesco, membri di una famiglia originaria di Carmagnola, nobilitata nel 1460 ed entrambi vicari generali del marchesato. L’edificio, costruito prima del secolo XV (fasi costruttive di epoca gotica si individuano nei sotterranei e nelle finestre archiacute della facciata prospiciente Via S. Giovanni), dal 1505 diventa proprietà esclusiva di Francesco, vicario durante il governo di Ludovico II (morto nel 1504) e nel periodo di reggenza della marchesa Margherita di Foix per il figlio minorenne Michele Antonio. La committenza di Francesco Cavassa fu determinante per la decorazione dell’edificio secondo un programma colto, aggiornato sui nuovi modelli figurativi del Rinascimento e sulle nuove tendenze stilistiche diffuse in area padana. L’imprigionamento per motivi politici e la morte violenta di Francesco (1528), avverso al nuovo marchese Giovanni Ludovico, segnano l’inizio di una rapida e inarrestabile decadenza: l’edificio rimane proprietà degli eredi dei Cavassa fino al 1700; in seguito la casa è ripartita in appartamenti privati e il degrado delle strutture si accresce rapidamente. La casa fu trasformata in museo per iniziativa marchese Emanuele Tapparelli d’Azeglio (1816-1890), nipote dello scrittore Massimo, diplomatico cosmopolita, appassionato d’arte e d’antiquariato, che nel 1883 acquistò l’edificio ed intraprese poderosi lavori di ristrutturazione. I restauri furono commissionati all’ingegnere torinese Melchiorre Pulciano ed a Vittorio Avondo (pittore, collezionista e futuro direttore dei Musei di Torino). I restauratori, con l’ausilio di numerose botteghe artigiane saluzzesi, tentarono di recuperare l’aspetto rinascimentale dell’edificio, operando secondo il principio del “completamento in stile”: eliminarono tutto ciò che non era ritenuto pertinente e aggiunsero ciò che credevano dovesse essere presente in una dimora signorile del Cinquecento. Per l’allestimento delle sale, che erano state spogliate dei loro arredi originali in seguito ai saccheggi seguiti alla morte di Francesco Cavassa, il marchese Tapparelli procedette all’acquisizione di oggetti d’arte che potessero documentare i Cavassa e, più in generale, di opere databili al XV o XVI secolo, provenienti dal mercato antiquario o donate da collezionisti (dando in tal modo un contributo fondamentale alla tutela del patrimonio storico-artistico locale). Infine, per completare l’allestimento, il marchese commissionò ad alcune botteghe artigiane la costruzione di mobili che riproducessero le forme dell’arte tardogotica e rinascimentale. Nel 1888 Emanuele Tapparelli d’Azeglio sottoscrisse il suo testamento: “…la Casa Cavassa a Saluzzo, da me acquistata e quasi interamente restaurata, la lascio alla Città di Saluzzo onde se ne serva per uso di museo…”. Alla sua morte, nel 1890, l’Amministrazione comunale ereditò l’edificio con il mobilio e gli oggetti d’arte ivi conservati e lo aprì al pubblico l’anno seguente. Nonostante le numerose trasformazioni subite dall’edificio nel corso dei secoli, si conservano ancora alcune opere che testimoniano il fasto della casa all’inizio del XVI secolo. Innanzitutto su via San Giovanni spicca il portale d’ingresso in marmo bianco di Paesana, con intarsi colorati e stipiti riccamente scolpiti, ed il portone in legno di noce scolpito, acquistato dal Tapparelli presso l’antiquario Janetti di Torino (la cui appartenenza a Casa Cavassa è però incerta), formato da 36 pannelli intagliati. Portone e portale, databili tra il 1515 e il 1528, sono opera di Matteo Sanmicheli, scultore lombardo (attivo a Saluzzo, dove nella chiesa di San Giovanni realizzò anche il monumento funerario di Galeazzo Cavassa e la porta lignea della cappella di famiglia). Il portale è sormontato dallo stemma di Francesco Cavassa costituito dall’immagine scolpita di un pesce (il cavedano, pesce d’acqua dolce che risale la corrente, denominato nel dialetto del marchesato chavasson e nel dialetto piemontese quajastr). A metà del fregio è inciso in lettere capitali romane il motto della famiglia Cavassa: DROIT QUOI QUIL SOIT, interpretato solitamente come “diritto qualunque cosa avvenga”, “avanti a qualunque costo” (questa interpretazione si riallaccia alla scelta del pesce cavedano, che risale la corrente, quale simbolo della famiglia Cavassa). Tuttavia alcuni studiosi credono che il termine droit debba essere inteso nel senso giuridico di “diritto, legge” e interpretano il motto “giustizia (o legge) quale che sia” collegandosi all’attività di giuristi svolta dai Cavassa. Il percorso di visita, all’interno della casa museo, si sviluppa su due piani, attraverso quindici sale che recano allestimenti d’ambiente, evocativi del passato antico. L’allestimento attuale ripropone, per quanto possibile, quello progettato dal marchese Tapparelli e ricostruito sulla base delle notizie tratte dall’inventario redatto dal notaio Gullino nel 1890, alla morte del marchese, nonché attraverso alcune fotografie d’epoca, realizzate al termine dei restauri ottocenteschi. Alla collezione Tapparelli si aggiungono alcune importanti opere acquisite in epoca più recente.
|
Sito Ufficiale del MUSEO CIVICO CASA CAVASSA - via S. Giovanni 5, Saluzzo (Cn)
E-mail. cavassa@comune.saluzzo.cn.it tel-fax. 0175-41455